Tax Shelter e tax credit

CINEMA: NUOVE NORME PER LO SVILUPPO, LA VIA ITALIANA AGLI INCENTIVI.

Auditorium Parco della Musica
Teatro Studio
28 ottobre 2008

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Valentina Aprea, Commissione Cultura della Camera dei Deputati, XVI legislatura.
L’Aprea esprime fiducia nelle nuove leggi del Cinema, in particolar modo riferendosi al disegno di legge Carlucci- Bordon.
Manifesta una particolare attenzione nei confronti del Centro Sperimentale di Cinematografia proponendo di permettere ai giovani diplomati di poter realizzare un proprio lungometraggio alla fine del percorso di studio. Lancia poi la proposta di inserire, proprio all’interno del Festival di Roma, una sezione dedicata ai giovani autori della CSC.

Angelo Barbagallo, API, Autori Produttori Indipendenti.
Pone subito l’accento sulla mancanza di risorse economiche nel cinema e sul fatto che, anche se gli italiani sanno fare un buon cinema, lo scenario attuale appare preoccupante.
Uno dei problemi più rilevanti viene identificato nei New Media, Barbagallo si scaglia infatti contro la pirateria e l’uso dei film in rete ma anche contro la Free e Pay Tv che non pagherebbero il giusto prezzo dovuto al cinema. È per questo che le Associazioni di Categoria sono importanti, bisogna, secondo il presidente dell’Api riaprire le negoziazioni con la TV e soprattutto regolarizzare lo sfruttamento dei film sulla banda larga. Infatti, quest’ultima è occupata per circa il 50% da download illegali. Si tratta dunque di un problema che esiste e che andrebbe affrontato come in Francia, ossia rivolgendosi direttamente alle Telecom. Bisogna inoltre comprendere come il pubblico desidera che vengano commercializzati i film.

Carlo Bernaschi, ANEM, Associazione Italiana Esercenti Multiplex.
Per Barnaschi punto cruciale è la difesa della sala cinematografica. Ricorda poi che nel passato anche gli esercenti partecipavano alla produzione del film e questo era una cosa positiva. Lancia poi un appello volto a rifinanziare il fondo per le sale cinematografiche.
Pone poi l’accento sull’importanza dell’avvento del digitale nelle sale convinto che questo possa essere un beneficio sia per gli esercenti che per tutta la filiera. È inoltre sicuro che il digitale nelle sale possa offrire uno standard migliore rispetto al 35mm e che possa aprire la strada verso una gestione più snella e una programmazione fatta anche di spettacoli alternativi come sport, opera e teatro.
Il digitale è un opportunità fondamentale anche per il cinema 3D che Bernaschi definisce un’opportunità meravigliosa per il cinema.

Citto Maselli, Presidente onorario ANAC, Associazione Nazionale Autori Cinematografici.
Maselli parla del documento in cui L’ANAC si riconosce e che propone una nuova legge di sistema. Questo documento si fonda su una serie di punti. Prima di tutto si richiede la creazione del CNC, Centro Nazionale Cinema, un’organizzazione autonoma che assorbirebbe le funzioni del ministero. Un altro punto decisivo è quello che riguarda le Risorse: si auspica infatti per un Fondo Unico in cui confluiscano tutte le risorse ( sia la fiscalità generale che quella di scopo). Maselli conclude parlando dell’Antitrust, chiedendo la fine delle lobby delle grandi distribuzioni, a favore invece di un Antitrust verticale che impedisca la concentrazione di poteri (produzione e distribuzione).

Valerio Jalongo, Dei 100autori.
Jalongo apre il suo intervento sostenendo che il cinema italiano soffre di un deficit di intervento politico. Tax Credit e Tax Shelter in questo scenario, appaiono come una risposta positiva in una situazione in cui, come sembra appurato, il libero mercato è qualcosa di utopico. Jalongo evidenzia inoltre come il grande Cinema Hollywoodiano è aiutato dallo stato e ottiene ovunque fondi finanziari. Il monito è quello di prendere esempio. Conclude citando la frase di Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse altro che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

Paolo Protti, Presidente ANEC, Associazione Italiana Esercenti Cinema.
Articola il suo intervento incentrandosi su tre punti fondamentali: sostegno alle strutture, sostegno alla distribuzione e trasformazione tecnologica. Pone a esempio la Francia dove il CNN sostiene le sale cinematografiche. Anche Protti rileva una situazione drammatica delle sale che avrebbero bisogno di sostegni ed incentivi. Il presidente dell’Anec parla anche di New Media e di quanto questi possano essere una risorsa importante da sfruttare ma che allo stato attuale non contribuiscono affatto. Conclude affermando che “ Il Cinema ha bisogno di un sistema sala altrimenti è destinato ad andare verso l’autocombustione”.

Riccardo Tozzi, Presidente ANICA, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche e Audiovisivi e Multimediali.
Tozzi mette prima di tutto in luce il fatto che lo Stato ad oggi è in debito con i produttori cinematografici di circa 30/35 milioni di euro. Attualmente infatti il cinema italiano finanzia lo stato anziché essere il contrario. E qui si leva l’accorato appello del presidente ANICA che afferma: “ Giù le mani dal FUS”. Tozzi rileva tre punti critici fondamentali: 1 Il circuito cinematografico 2 I New Media 3 Il rapporto con la Tv generale. In tutti questi settori si evidenzia il bisogno di avere delle regole. Tozzi è molto chiaro quando afferma che il prodotto cinematografico italiano è di una qualità eccellente ma il sistema non paga. Si pensi ad esempio alla nascita dei Multiplex. Questi hanno un pubblico essenzialmente giovanile e i giovani sono attirati soprattutto dal Cinema americano. Questo comporta un deterioramento delle sale urbane con conseguente perdita di pubblico per il prodotto italiano. È per questo motivo che bisogna sostenere le sale urbane, per un discorso prettamente di mercato. Un altro aspetto è quello della Pirateria che, secondo Tozzi, dovrebbe diventare una nuova forma di mercato, l’obiettivo è quello di trasformare la pirateria in clientela. L’ultimo punto critico è il rapporto tra il cinema e i mezzi di comunicazione tradizionali. La Tv generalista, ad esempio, programma sempre meno film, lo fa anche male e soprattutto li acquista a poco prezzo. Su Sky aumentano invece, ma ci sono sempre pochi ritorni economici. Dunque, spiega Tozzi, andrebbero ben stabiliti i criteri di valore di un prodotto che dovrebbero essere chiari, automatici, trasparenti e accessibili a tutti. Un mercato non può esistere se esistono delle regole di base.
Il Presidente dell’Anica esclude che il Tax Shelter sia in grado di risolvere questi problemi.

Gaetano Blandini, Ministero per i beni e le attività culturali, Direzione generale per il cinema.
Si fa portavoce di Bondi e chiarisce che l’Agenzia del cinema non verrà creata e che nel nuovo ordinamento non è prevista la fiscalità di scopo.

On. Gabriella Carlucci.
L’onorevole si mostra subito fiducioso riguardo i nuovi scenari normativi, è convinta che come è accaduto per Inghilterra, Francia, Irlanda e Malta anche in Italia possano essere introdotti Tax Shelter e Tax Creit. Parla poi di un’idea di riforma di Cinecittà che la trasformerebbe in un’agenzia con competenze tecniche e di supporto. Cinecittà dunque come un luogo in cui domanda e offerta si incontrano. L’agenzia assorbirebbe tutte le professionalità del cinema presenti a Cinecittà ed anche gli archivi e l’istituto Luce.
Per tornare al Tax Shelter, si stima che nel biennio 2008/2010 potrebbero esserci 23 milioni di euro da investire nelle produzioni.

On. Colasio Pd.
L’Onorevole ribadisce che lo Stato prende dal cinema più di quanto dà, cosa che è stata dimostrato
da un documento presentato all’ufficio delle entrate. Auspica per i produttori indipendenti il 35% di quota.
Mario La Torre, Università La Sapienza e Gian Marco Committeri, Tonucci & Partners.

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